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Teatri Possibili Milano: SEMINARIO W.E. 21-22 maggio "IL GIOCO DELL'AMORE Seduzione e trasgressione nel Girotondo di A. Schnitzler" con Paola Giacometti

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IL GIOCO DELL'AMORE
Seduzione e trasgressione nel Girotondo di A. Schnitzler
docente: Paola Giacometti
21 e 22 maggio

Dieci personaggi, cinque uomini e cinque donne, (la prostituta, il soldato, la cameriera, il giovane signore, la giovane signora, il marito, la dolce fanciulla, il poeta, l’attrice, il conte) danno vita a dieci dialoghi reiterando un unico meccanismo (seduzione, unione carnale e separazione) secondo una sequenza circolare...
Un testo dalla struttura geniale, appassionante quanto all'epoca scabroso, la cui pubblicazione e rappresentazione furono più volte ostacolate.
Un autore che in epoca contemporanea ha attratto moltissimi intellettuali e artisti (pensiamo a Kubrick) poichè magnificamente riflette la crisi dell'uomo contemporaneo, la sua incapacità di mantenere la profondità degli incontri amorosi per più di un istante, e che dietro al suo agire grotteso e persino crudele non riesce a nascondere la propria umanissima fragilità.


I POSTI SONO LIMITATI: VI ASPETTIAMO!!!

PER INFO:
028323182 / milano@teatripossibili.org

http://www.teatripossibili.it/presentazioneCorso.php?corso=685&sezione=1536&scuola=scuola_milano


ORARIO: 10/19
QUOTA: 120€ (+ 10 euro - tessera associativa)
SEDE SEMINARIO: TP MILANO, Via Savona 10
LIVELLO: consigliato a tutti


In cerchio, come i bambini, ma in un gioco che i bambini non fanno con la stessa malizia degli adulti. Il gioco? Si chiama seduzione ed è quello al quale si lasceranno andare gli allievi di questo seminario.
Dieci personaggi, cinque uomini e cinque donne, (la prostituta, il soldato, la cameriera, il giovane signore, la giovane signora, il marito, la dolce fanciulla, il poeta, l’attrice, il conte) danno vita a dieci dialoghi reiterando un unico meccanismo (seduzione, unione carnale e separazione) secondo una sequenza circolare. La monotonia dell’iterazione ci mostra i nostri personaggi come sopraffatti da una coazione a ripetere che li sovrasta, forse perché, come dice la Giovane Signora "… è abbastanza piacevole cadere ".
I personaggi ruotano l’uno sull’altro in un desiderio che li coinvolge, li compenetra e ammucchia, senza sosta. Come la vita e il suo riprodursi ritmico, inesorabile.
Essi diventano maschere grottesche che insieme a paure, ipocrisie, balordaggini lasciano trasparire anche la propria fragilità di creature. Le relazioni si consumano in un istante e i personaggi scompaiono nella vana speranza di lasciare anche solo una piccola traccia di sé. Tristezza e malinconia nascono da questa impossibilità di un appagamento nell’amore, anche se il testo fornisce le basi per una lettura meno drammatica che susciti, a tratti, il sorriso ed il riso, quando i personaggi diventano così totalmente tragici da essere inconsapevolmente comici.
Il testo fu pubblicato nel 1900, negli anni in cui Freud elabora i principi fondamentali della psicanalisi. Facile parlarne oggi. Difficile pensare così allora. Mettere in scena Girotondo è stato per tanto tempo soprattutto parlare di trasgressione.
Oltre al fatto che il testo parli di un tempo di crisi mi è parsa interessante anche la struttura dell’opera in dieci dialoghi e dieci personaggi, adatta per un lavoro di gruppo che includesse l’impegno individuale nella ricerca attoriale del personaggio insieme ad una presenza corale del gruppo stesso.
L’amore non è previsto. Qui bisogna arrivare ad essere. Sentire. Trasformarsi. Ognuno dovrà trovare il suo personaggio. Ognuno dovrà mantenere una forte identità senza perdere il gioco di squadra. Il gioco dovrà essere così armonico da risultare una rappresentazione ritmica globale.
In Girotondo attraverso i dieci atti unici parallelamente al tema dell’amore come piacere fisico si dipana quello dell’omogeneità dell’essere umano e della crisi generale dell’uomo contemporaneo. Se nel primo atto, infatti, la prostituta adesca il soldato, il cerchio degli incontri amorosi che si va componendo nel corso dell’opera si chiude con il conte che incontra la prostituta, in un “gioco delle coppie” costante, in cui uno dei due protagonisti è sempre anche uno dei due partners dell’atto successivo, a sottolineare come, al di là di una gerarchia sociale, nessuno poi esca illeso dalla catastrofe affettiva e amorosa. La sensazione che rimane alla fine è un senso di impotenza di fronte all’impossibilità di un rapporto sincero fino alla fine tra uomo e donna.

Il 13 ottobre 1912 la sua prima rappresentazione in ungherese venne vietata dalla polizia di Budapest; nel 1921, la sorte di quest’opera conobbe una reazione a dir poco esagerata, con seguito di tumulti veri e propri. Non solo, infatti, il testo venne considerato dalla stampa clericale e nazionalista “pornografico”, ma aveva, inoltre, la pecca di esser stato scritto da un autore ebreo, Arthur Schnitzler.
«Il senso morale del nostro popolo cristiano, radicato nella propria terra, viene di continuo ferito nel più grave dei modi dalla rappresentazione di una sordida commedia uscita dalla penna di un autore ebreo», così tuonava il prelato Ignaz Seipel, futuro cancelliere dell'Austria. Che, in effetti, l’autore fosse quanto meno scabroso per l’epoca, tuttavia, era già cosa nota; Girotondo, infatti, fu scritto circa venticinque anni prima e sia in Germania che in Austria era stato oggetto di vicende editoriali tormentate che avevano portato addirittura al divieto di rappresentazione.

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